Mitologia del Signore degli Anelli

 

il signore degli anelli

Introduzione
A prima vista sembra solo una lunga favoletta sul bene ed il male. Una storia popolata di elfi, nani, maghi e mostri, la quale ai tempi dell’uscita – nel 1954 – fu considerata tutt’altro che grande letteratura, mentre oggi è salutata come uno dei grandi Libri del XX secolo. Cosa ha causato una simile rivalutazione del Signore degli Anelli? Come mai questa ‘favoletta’ è entrata nel cuore ed ha risuonato così profondamente nelle anime di tanti lettori?

La nostra risposta a queste ed altre domande, illustrata nell’articolo che state per leggere, è che Tolkien fosse a conoscenza della storia nascosta dell’umanità e della potente influenza della Grande Opera alchemica sulla cultura europea. Il testo spiegherà che come i più grandi maestri del passato, Tolkien si sia servito di questo splendido racconto come strumento di iniziazione collettiva ad un nuovo livello di consapevolezza del nostro passato, di noi stessi e del pianeta che popoliamo. L’articolo ipotizzerà inoltre che in qualche modo Tolkien conoscesse i segreti dell’alchimia. Ecco la vera ragione per cui la risonanza al livello planetario del suo capolavoro è andata progressivamente espandendosi ed amplificandosi; perché le sue pagine potrebbero contenere un patrimonio segreto che ci accomuna tutti: la storia oltre la storia.

C’Era una Volta.
In un luogo fantastico chiamato la Terra di Mezzo, un giovane hobbit di nome Frodo resta invischiato in una guerra spirituale e politica di proporzioni epiche, la quale è destinata a cambiare il destino del mondo. Lo Hobbit – primo romanzo di Tolkien – ha per protagonista Bilbo, lo zio di Frodo, il quale dopo numerose peripezie entra in possesso di un misterioso anello. All’inizio de Il Signore degli Anelli, Bilbo – ormai anziano – dona l’anello al nipote. Quest’ultimo con l’aiuto del mago Gandalf apprende che l’Anello fu forgiato in una precedente Era dal malvagio Sauron, tra le fiamme sotterranee del Monte Destino. Si tratta di un oggetto magico, il cui potere non solo dona l’invisibilità e l’immortalità a colui che lo indossa, ma è determinante come chiave per il dominio della Terra di Mezzo.

Nonostante le possibilità di successo siano quasi nulle, l’umile, sincero e bonario hobbit Frodo si imbarca in una folle missione finalizzata a distruggere il pericoloso anello magico. Benché abbia ben poco da guadagnare e molto da perdere, in questo lungo percorso di sacrificio, Frodo si muove altruisticamente e coraggiosamente verso la conclusione del racconto, in cui i suoi sforzi sono premiati, ed il grande Anello del Potere e del Dominio distrutto nello stesso luogo in cui fu forgiato: il ventre infuocato del Monte Destino.

La Storia Prima della Storia.
La distruzione dell’Anello del Potere sortisce una serie di conseguenze impreviste che accelerano ciò che Tolkien definisce la conclusione della Terza Era della Terra di Mezzo. A conclusione di questa storia avvincente fatta di epiche battaglie tra il bene ed il male, eroi ed antieroi, magia e mistero, molti abitanti legati alla Terza Era, cioè stregoni, elfi, nani e molte altre creature ed entità magiche, scompaiono dal paesaggio della Terra di Mezzo affinché possa affermarsi l’Era successiva. La Quarta Era dovrà essere governata dagli uomini. Aragorn, il più nobile del genere umano, viene incoronato Re della Terra di Mezzo, e gli uomini diventano i vincitori di questa grande guerra, che pone fine alla Terza Era.

Quando Il Signore degli Anelli fu pubblicato nel 1954 nessuno si sarebbe sognato che a distanza di mezzo secolo l’opera avrebbe continuato a vendere milioni e milioni di copie, sarebbe stata tradotta in quasi tutte le lingue della Terra, e rappresentata in uno dei più monumentali progetti cinematografici mai realizzati. Qualcuno si è chiesto come sia possibile che una semplice favola sia oggi reputata una delle più importanti opere letterarie del XX secolo. Ci si chiede chi fosse realmente Tolkien, e se fosse consapevole – mentre scriveva – del notevole impatto che la sua Trilogia avrebbe avuto sulla cultura mondiale.
La nostra tesi è che Tolkien in qualche modo conoscesse molto della ‘pre-storia’ del pianeta, e che fosse consapevole che a questo punto del tempo la storia umana si sarebbe avviata verso la conclusione di ciò che molti mistici di ogni parte del mondo definiscono la Quarta Era dell’Umanità, l’alba della quale potrebbe essere stata raccontata proprio nella storia del Signore degli Anelli.

Le Quattro Ere, la Precessione degli Equinozi e la Qualità del Tempo.
Al contrario di quanto viene insegnato nelle scuole, la dottrina alchemica (che fluì dall’Egitto al cuore mistico ebraico ed islamico, fino alle tradizioni cristiane) e gli insegnamenti tantrici dell’India e del Tibet presentano una visione profondamente spirituale della storia e dell’evoluzione umana. Come documentato nel libro di Sharron Rose: Il Sentiero del Sacerdotessa; una Guida per Risvegliare il Femminile Divino, questo punto di vista è del tutto in contrasto con la moderna prospettiva scientifica di Darwin (1). Anziché concepire il passato ed il futuro in ottica puramente lineare, i grandi adepti e maestri di tali tradizioni spirituali si dicono consapevoli che il flusso del tempo e l’esperienza umana non procederebbero in senso lineare, bensì ciclico. In altre parole, nello stesso modo in cui gli esseri umani sperimentano il flusso e riflusso delle stagioni della natura, oppure le fasi della luna, l’umanità crescerebbe e decrescerebbe spiritualmente all’interno di un ampio ciclo di esistenza che l’induismo ha definito: Maha Yuga. Questo grande ciclo è composto da quattro Ere note come Satya Yuga, o Era dell’Oro, Treta Yuga o Era dell’Argento, Dvapara Yuga o Era del Bronzo e Kali Yuga o Era del Ferro.

Lo scorrere del tempo comporta un progressivo allontanamento dalla fonte primordiale, con conseguente discesa verso l’assoluta materialità. Alla fine di ogni Era ed inizio dell’Era successiva la fede, l’integrità e la fedeltà ai valori spirituali decrescono di un quarto; i veli tra i regni dello spirito e quelli della materia diventano più spessi, e la resistenza alle forze delle tenebre diventa più debole. Nell’ultima Era del grande ciclo, la luce pura dello spirito è ridotta ai minimi termini. Solo un quarto dell’energia originaria divina di verità, virtù ed integrità restano vive. Il lasso di tempo di circa 6.000 anni a noi noto come Storia, corrisponderebbe in realtà alla Quarta Era di questo grande ciclo, denominata Kali Yuga o Era del Ferro.

Nel libro Misteri della Grande Croce di Hendaye; l’Alchimia e la Fine dei Tempi, di Jay Weidner e Vincent Bridges, viene decifrata una misteriosa croce rinvenuta nella città di Hendaye, sud della Francia. Costruita 350 anni fa da un alchimista, tale croce codifica la conoscenza dettagliata della rivelazione alchemica delle quattro ere.

croce di hendaje

Per i dettagli vi rimandiamo al libro, ma in linea di massima possiamo dire che la Croce di Hendaye suggerisca che il centro dell’allineamento della galassia corrisponda ad una sorta di gigantesco orologio cosmologico che segnerebbe la cosiddetta ‘qualità del tempo’, la precessione degli equinozi e le Quattro Ere. E’ sufficiente leggere Tolkien con la fresca consapevolezza di tali nozioni per comprendere quanto fosse ossessionato dalle Ere, ed in particolare dalla fase di transizione che avrebbe avuto luogo dalla Terza alla Quarta Era, l’Era degli uomini, delle macchine e del Potere (2).

L’enigmatico alchimista francese Fulcanelli, nel suo classico Le Mystère Des Cathédrales afferma che la croce di Hendaye segnerebbe la conclusione dell’Era del Ferro, ultimo dei quattro grandi Evi (4).
Secondo l’antica tradizione alchemica, l’Età del Ferro è un’epoca in cui il mondo si trasforma in acciaio, la magia nera diventa religione, la lussuria dilaga e gli uomini cercano il controllo ed il dominio sugli altri esseri umani e sulla Terra stessa. La terra, l’aria e l’acqua diventano insane. Guerre, carestie, pestilenze avvolgono la razza umana. Il tempo stesso accelera fino all’inizio di un nuovo ciclo. Sullo sfondo della storia di Frodo e dell’Anello, Tolkien descrive proprio gli stravolgimenti che si sarebbero verificati al termine dell’Era del Bronzo, prima dell’avvento dell’Era del Ferro.

Secondo Fulcanelli – ed in accordo a quanto rappresentato mediante la Croce di Hendaye – queste quattro Ere sarebbero codificate nei dodici segni dello zodiaco, come in una sorta di orologio bioritmico. L’Era dell’Oro ha inizio quando la lancetta oltrepassa il dodici. L’Era dell’Argento si verifica quando la lancetta oltrepassa il tre, l’Era del Bronzo, o Terza Era, inizia quando la lancetta oltrepassa il sei, e l’Era del Ferro, o Ultima Era, ha inizio quando la lancetta oltrepassa il nove. Ognuno di questi quattro quadranti è rappresentato da uno dei principali segni dello zodiaco: Scorpione, Toro, Leone ed Acquario.

Molti di voi sapranno che i dodici segni dello zodiaco indichino il processo chiamato precessione degli equinozi. Di cosa stiamo parlando? Ebbene, la Terra è inclinata di 23 gradi nello spazio, ed oscilla lentamente sul proprio asse, come una trottola. Questa oscillazione è così lenta che servono 72 anni per poter passare attraverso un solo grado della sua circonferenza. In altre parole, se il giorno in cui vieni al mondo una qualsiasi stella sorge vicino al picco di una particolare montagna, sono necessari 72 anni prima che quella stessa stella sorga nuovamente in quello stesso punto, nello stesso giorno dell’anno.

Il fatto che le stelle non siano immobili nella volta celeste, ma si spostino lentamente all’indietro non è solo fondamentale per comprendere la teoria alchemica, ma fu forse il più grande segreto insegnato nelle scuole misteriche d’Egitto, Grecia ed India. La conoscenza comune era che il cielo fosse fisso ed immutabile. Ma gli adepti ed i maestri alchimisti sapevano che anche i cieli sono in continuo movimento. Dato che il movimento delle stelle è così lento, l’unico sistema per mappare la precessione degli equinozi era attraverso l’opera coordinata di numerose generazioni, ognuna delle quali avrebbe portato avanti un segmento di tale vasto e prezioso lavoro. Lentamente, nel corso di molti secoli, fu redatta la mappa esatta della precessione degli equinozi. Questi sacerdoti / scienziati / iniziati realizzarono che una completa precessione richiedesse una quantità enorme di tempo, circa 26.000 anni. Con i loro studi suddivisero il ciclo di quasi 26.000 anni in dodici segmenti (segni) ognuno dei quali lungo 2.160 anni. Ora, se si inizia il calcolo delle precessioni dal segmento dell’Acquario ci vorranno dodici volte 2.160 o 25.920 anni prima che il segmento dell’Acquario ritorni alla posizione di partenza.

Queste antiche generazioni di sacerdoti / scienziati / iniziati presero inoltre atto di una sorta di cambiamento nella ‘qualità del tempo’ durante i diversi lassi di tempo identificati con i segni zodiacali. Vale a dire che ad ogni segno o ‘mese’ zodiacale in questo grande schema, corrispondevano diversi cambiamenti sulla superficie terrestre e nelle creature che la popolavano.

Usando una combinazione di osservazione, meditazione, contemplazione e confronto, gli iniziati di queste antiche scuole misteriche raccolsero modelli di comportamento umano ed animale, cicli vegetali e numerosi altri parametri fisici, emotivi e mentali, che permisero loro di codificare le caratteristiche uniche di ciascuno dei dodici segni. E con il tempo diventarono consapevoli del fatto che ogni segmento dell’orologio zodiacale cosmico comportasse le sue proprie caratteristiche e manifestazioni, esattamente come il mezzogiorno è differente dall’alba, o l’inverno dall’estate. Notarono inoltre che ai vertici dei quattro grandi ‘periodi’, i tratti distintivi risultassero estremamente pronunciati. Ognuno dei quattro segmenti di questo grande ciclo dava alla luce esseri umani del tutto diversi nel comportamento. Si passava da un contatto molto diretto con i regni più sottili dello spirito, ad una sempre maggiore identificazione con la materia. La conoscenza maturata attraverso tali osservazioni trans-generazionali alla fine divenne nota come la Scienza Sacra dell’Alchimia.

Dopo aver letto Il Signore degli Anelli, Il Silmarillion e altre opere, risulta chiaro che furono proprio tali nozioni il carburante dell’intera produzione di Tolkien. I molti evidenti punti di contatto tra il suo lavoro e la sapienza alchemica fanno supporre che l’autore britannico fosse a conoscenza di tale antica visione. La trilogia del Signore degli Anelli sembra essere quindi la narrazione della transizione che avrebbe avuto luogo dalla Terza alla Quarta Era. Secondo la tradizione alchemica, il principio di ciò che definiamo ‘Storia’ coinciderebbe con l’inizio della Quarta Era, cioè circa 6.000 anni fa. I miti e le leggende che popolano la Quarta Era non sarebbero che gli echi delle storie appartenute all’Era precedente. Tolkien stesso affermò che fantasiosamente la sua ‘storia’ avesse luogo in un periodo reale che anticipò la storia conosciuta (6).

Il Linguaggio degli Uccelli.
Uno dei motivi per cui la saga del Signore degli Anelli ha toccato tanti cuori risiede certamente nella sottigliezza, la grazia e l’eloquenza del linguaggio di Tolkien; la sottile malinconia con cui descrive i ricordi di un’epoca ormai passata. Fin dall’infanzia Tolkien ebbe uno straordinario talento per i linguaggi e la loro creazione. Tale capacità di sintonizzarsi attraverso i suoni ed i fonemi ad una frequenza vibratoria più sottile, lo condusse a prediligere la filologia (lo studio del linguaggio). Questo percorso accademico e professionale gli permise di risalire indietro nel tempo, attraverso la storia e le culture, fino alla fonte originaria di parole, espressioni e lemmi volgari. Nella tradizione alchemica, tale ricerca sulle origini del linguaggio è definita ‘Linguaggio degli Uccelli’ o ‘Linguaggio degli Dei’; essa analizza i misteri o messaggi segreti tramandati ai posteri attraverso il veicolo della parola parlata e scritta.

Nei Mystère des Cathédrales, Fulcanelli descrive questa lingua o gergo sacro come “l’idioma che insegna il mistero delle cose e svela le verità più nascoste.” Asserisce che fu introdotto dal ‘genitore e decano’ di tutte le lingue, che “Gesù lo rivelò ai propri Apostoli, inviando loro il suo spirito, lo Spirito Santo,” e che “la tradizione ci assicura che tutti gli uomini lo parlassero prima della costruzione della Torre di Babele”, evento che Fulcanelli descrive come la causa della perversione del gergo sacro e della sua sparizione dalla maggior parte dell’umanità” (9).
Attraverso una vita di ricerca e sintonia con le origini sacre del linguaggio, attraverso l’arte dell’ascolto e della meditazione sul rapporto tra il suono e la manifestazione, la comunicazione e le origini del linguaggio, Tolkien comprese che ogni nome, parola ed espressione complessa non sia altro che la più tangibile manifestazione attuale di un ordito culturale intessuto per migliaia di anni di storia.

 

Cosmologia di Tolkien.
Per avere un’idea più esaustiva della trilogia del Signore degli Anelli, è utile dare un’occhiata al mito della Creazione, secondo l’universo narrativo di Tolkien. Come documentato nel Silmarillion, dalla convergenza armonica dei Valar (Poteri Primari del Creatore) appare la visione creativa della Terra.

Gli insegnamenti alchemici del Medioevo narrano della Prima Era, o Era dell’Oro, come ad una età in cui ‘gli dei abitarono la Terra.’ Nella cosmologia di Tolkien, i Valar, al fine di manifestare pienamente la loro visione, scesero dal cielo sulla Terra, a volte come esseri di luce, a volte incarnati in corpi materiali (16). Crearono la loro casa, o Eden, nota come Valinor, ai confini estremi dell’Occidente, ed iniziarono a preparare la Terra per la venuta dei figli di Dio: gli elfi, noti come i Primogeniti, e gli uomini, noti come i Secondogeniti. Nella saga di Tolkien – come in molti grandi poemi epici – quasi subito ha luogo una ‘caduta’: quella di Melkor – il più importante dei Valar – successivamente noto come Morgoth. Si tratta della forza oscura originale che nel corso della Prima Era perverte Sauron – uno degli abitanti di Valinor – asservendolo e relegandolo al ruolo di ‘avatar del male.’ Nel racconto incluso nel Silmarillion, intitolato Valaquenta, Tolkien descrive la ‘caduta’ di Melkor:

“Dallo splendore cadde – attraverso l’arroganza ed il disprezzo per tutte le cose salvifiche – uno spirito avido e spietato. La comprensione si rivolse a sottigliezza per pervertire la sua volontà, fino a renderlo un bugiardo senza vergogna. Iniziò desiderando la luce, ma quando comprese di non poterla possedere scese nelle tenebre, trasportato dall’ardore e dall’ira. Ed usò le tenebre nella sua malvagia opera su Arda (Terra), la quale si riempì del terrore di tutti gli esseri viventi.” (S 31)

Secondo tale visione la corruzione della divina arte della Creazione si manifesta fin dal principio del mondo. Essendo caduto in disgrazia con modalità che ricordano il mito del Demiurgo dei cristiani gnostici, Melkor realizza che non potrà mai essere un vero Creatore, ma solo un costruttore di versioni contraffatte di creature preesistenti, attraverso la manipolazione degli esseri creati dall’Uno. In questo modo, nel mondo si origina una frattura.

Con l’apparizione dello spirito di Melkor ha inizio la grande epopea della Terra di Mezzo.
Le narrazioni di Tolkien sulla Prima Era riguardano principalmente la storia della ‘caduta’ di molti altri elfi primogeniti, che si schierano dalla parte di Melkor e Sauron. Ciò comporta la loro espulsione da Valinor / Eden ed il susseguente primo contatto con gli uomini della Terra di Mezzo. La Prima Era si conclude con il risveglio del potere divino contro Melkor e Sauron (qui Tolkien attinge a piene mani dalla visione di Ragnarok della mitologia norrena), la distruzione del loro regno oscuro e l’esilio fisico di Melkor nel Mondo nel Vuoto. Come nella storia alchemica delle Ere, tra i piani di esistenza iniziano a frapporsi i veli della materialità, e la consapevolezza dei regni sottili inizia progressivamente a venir meno nella Terra di Mezzo.

L’alba della Seconda Era vede salire al potere Ar-Pharazôn, 25° sovrano del popolo umano di Númenor. I númenóreani possiedono enormi insediamenti nella Terra di Mezzo, e sono i sovrani e signori degli uomini. Ma già durante il regno di Ar-Pharazôn l’influenza delle tenebre inizia a diffondersi come un virus, perché sebbene Melkor sia stato fisicamente imprigionato nel Vuoto, la sua volontà è ancora libera, ed i semi della corruzione che ha seminato con la sua opera proseguono a crescere grazie agli accoliti ed al suo servo: Sauron. Quest’ultimo nella Seconda Era si cimenta nella forgiatura dell’Unico Anello del Potere, con il quale inizia a vincolare molti esseri al proprio dominio. La crescente minaccia rappresentata da Sauron, intenzionato ad appropriarsi del potere assoluto, induce Ar-Pharazôn a muovergli guerra.

Preso atto della debordante potenza schierata da Númenor, Sauron – che conserva il talento della persuasione ed una immensa conoscenza delle arti nere – si lascia catturare e condurre nel cuore del grande regno, ove nell’arco di circa tre anni riesce ad ammaliare Ar-Pharazôn, diventando il suo più autorevole consigliere. Approfittando della bramosia di immortalità che assilla il cuore del Sovrano, Sauron gli descrive i poteri del Signore Oscuro, a sua detta capaci di sconfiggere la morte. La capacità persuasiva di Sauron è talmente efficace che Ar-Pharazôn decide di consacrare il proprio regno al culto di Melkor e dell’oscurità, attraverso la costruzione di un grande tempio nel quale vengono officiati indicibili sacrifici di sangue. Ma nonostante il fervore del culto, la morte non si allontana affatto dal regno. Al contrario, in mezzo a questo male inizia a serpeggiare una diffusa follia. Ar-Pharazôn, del tutto soggiogato dall’influenza di Sauron, decide di imbarcarsi in un viaggio verso Occidente con il delirante obiettivo di conquistare Valinor, terra degli immortali.

Come in ogni epoca, comprese quelle più oscure, le forze del bene e della verità sopravvivono nei cuori di alcuni. Costoro sono gli antenati di Aragorn, noti come i Fedeli. Amandil, loro capo, li incarica di raccogliere tutti i manufatti, cimeli, libri e tesori prodotti nei giorni della saggezza, imbarcarli sulle navi e portarli via dal regno disgraziato di Ar-Pharazôn.

Mentre Ar-Pharazôn e la sua flotta si avvicinano alle terre dell’estremo Ovest, terribili tempeste e terremoti si scatenano su Númenor. E nel momento in cui il sovrano muove il primo passo sulla riva di Valinor, il Creatore “attraverso il suo infinito potere stravolge la forma del mondo e spalanca un grande abisso nelle acque tra Númenor e le Terre Benedette” (21). Le navi dei numenoreani precipitano nel baratro. Come nella leggenda di Atlantide, la terra di Númenor vene investita da una grande onda, e si inabissa negli oceani. Il Creatore rende la Terra tonda, così che da questo momento gli uomini potranno viaggiare solo in circolo, non più gratificati dalla facoltà di percepire fisicamente ciò che Tolkien definisce: “la via dritta, o retta via.”

La Terza Era della Terra di Mezzo.
Ed eccoci giunti all’Era che fa da sfondo alla grande guerra dell’Anello descritta nella Trilogia. La Terza Era ha inizio con la fondazione del regno di Gondor da parte dei Fedeli númenóreani, e la conquista dell’Anello del Potere da parte di Isildur, in un’epica battaglia contro Sauron. Dopo qualche migliaio di anni, l’Era si concluderà con gli eventi narrati nella Trilogia, cioè la distruzione dell’Anello del Potere e l’incoronazione di Aragorn a Re della Terra di Mezzo, evento che suggella la conclusione dell’Era del Bronzo e del ‘terzo round’ della battaglia tra le forze del bene e del male.

In ogni Era ha luogo questa contrapposizione, ed in ultima analisi da tale dialettica scaturisce una battaglia che diventa la fase di transizione tra l’Era in via di conclusione e quella in procinto a nascere. Allo stesso tempo ha luogo una purificazione del mondo, con la soppressione della manifestazione del male. La conclusione di ogni Era sortisce la comparsa di un nuovo livello di separazione – o velo – tra i piani sottili ed il mondo della materia.

Nella cosmologia di Tolkien, come negli insegnamenti alchemici e tantrici sugli Evi, con il passare del tempo i veli tra i mondi dello spirito e quelli della materia diventano sempre più densi. In occasione della caduta di Númenor (Atlantide), alla fine della Seconda Era, Tolkien scrive:

“Sulla Terra cessa di esistere una manifestazione visibile del divino, o immortale. La consapevolezza di Valinor (o Eden) viene rimossa, restando impressa solo nella memoria della Terra. Da quel momento in poi, per quanto gli uomini navighino verso occidente, non fanno altro che compiere un giro e tornare al punto di partenza. Il mondo diventa tondo e finito [come l’Anello], un circolo vizioso da cui ci si salva solo con la Morte. Solo gli ‘immortali’, gli Elfi, possono comunque, se ne hanno la volontà, imbarcarsi, navigare verso Occidente e trovare la ‘retta via’.” (23)

Secondo la visione descritta dal Signore degli Anelli ed il Silmarillion, ogni specie di esseri senzienti che abbia popolato la Terra di Mezzo non è associabile solo ad un luogo, ma anche ad un tempo. Alla fine della Terza Era Tolkien fa capire che il tempo degli esseri ‘fantastici’ che hanno popolato fino a quel momento la Terra di Mezzo stia avviandosi a rapida conclusione. Gli elfi ‘immortali’ si dirigono verso Occidente e spariscono alla vista dell’umanità, cioè – in termini alchemici – abbandonano questo piano di esistenza. E alla fine della storia gli uomini vengono lasciati soli. Si può addirittura ipotizzare che il vero nemico combattuto da Sauron nella Grande Guerra dell’Anello non fosse tanto il genere umano, quanto il Tempo; un disperato, estremo tentativo di arrestare l’ineluttabile conclusione di un’Era.

La Magia, la Macchina, il Potere.

“Comunque, il tutto ha a che fare principalmente con la caduta, la mortalità e la macchina. Ha inevitabilmente a che fare con la caduta, in diversi modi. Attraverso il problema della mortalità, soprattutto, perché aggredisce con un desiderio intrecciato ad un amore appassionato per il mondo reale primario, frustrato dal senso di mortalità. Ha varie opportunità di ‘caduta’. Può diventare possessivo, aggrappandosi alle cose che ha creato e considerandole proprie. Il sub-creatore vuole essere il Signore e Dio della sua propria creazione privata. Si ribella alle leggi del Creatore, soprattutto alla legge della mortalità. La caduta e la mortalità conducono al desiderio di potere, e quindi alla macchina (o Magia).
JRR Tolkien, Lettere

Ecco un altro notevole tema riscontrabile nel lavoro di Tolkien: il rapporto fra creazione, arte, desiderio, potere ed immortalità. I veri adepti dalle grandi tradizioni esoteriche parlano della trappola del potere personale che brama il potere e dunque, sopra ogni cosa, l’immortalità. La tradizione alchemica si riferisce all’iniziato come ad un artista ed imitatore della natura e della divina Grande Opera. Nel percorso di colui che si addentri nel cuore della natura e degli elementi alla ricerca della sfuggente materia prima, della Pietra Filosofale e dell’elisir di lunga vita’, vi è sempre la possibilità di errare e ‘cadere.’ Troppo spesso, come rappresentato nella Trilogia dal personaggio di Saruman, l’adepto diventa vittima di squilibri e distorsioni mentali, che Tolkien descrive come ‘perversioni dell’arte.’ Sedotto e fuorviato da una crescente comunione con le ‘forze’ che promettono tesori infiniti, capacità fisiche e psichiche straordinarie, potere sugli uomini e – naturalmente – immortalità fisica, l’alchimista, dopo aver perduto di vista lo scopo essenzialmente spirituale della sua arte, viene intrappolato in una sempre più fitta rete di oscurità ed illusioni, la quale è sostanzialmente antitetica rispetto alle finalità della Grande Opera.

Tolkien asserì che all’interno dell’economia narrativa delle sue opere la funzione degli elfi fosse quella di illustrare la differenza tra la pura magia senza macchia e ciò che definiamo magia nera o stregoneria (24).

Soffermiamoci un attimo sul tema delle arti magiche. Nella sua forma essenziale la magia sarebbe la comunione, risonanza e capacità di visualizzare un potere spirituale (energia o forza). Alla sua radice vi è una pura, immacolata forza creativa. Nel mondo di Tolkien, come nel nostro, fin dai tempi della prima ‘caduta’ sono esistiti due principali flussi opposti di questa magica forza ‘sub-creativa’. Il primo si traduce nello sviluppo dei talenti innati al fine di raggiungere una crescita e fioritura del seme originale ed una pura visione del Divino. Questa magia o arte, piena di luce divina e potere di guarigione è quella di coloro i cui cuori restino fedeli alla ‘retta via.’ Galadriel, Elrond, Gandalf e Aragorn nella Trilogia. Il secondo ed antitetico flusso è definito da Tolkien “l’uso dei piani esterni o dispositivi (apparecchi) in luogo dello sviluppo dei talenti interiori, o addirittura l’abuso dei talenti interiori con lo scopo perverso di dominare, manipolare il mondo reale e soggiogare l’altrui volontà” (25). Si tratta della magia oscura della Macchina, la magia nera di Sauron e di tutte le creature che lo stregone clona attraverso la manipolazione genetica. Più in generale, la magia corrotta di quegli elfi, uomini e maghi le cui menti siano state avvelenate da oscure promesse e tentazioni scellerate.

Maestri di tutte le grandi tradizioni iniziatiche ci avvisano che la deviazione verso le ‘forze oscure’ abbia luogo sempre a causa di una distrazione dell’iniziato dall’autentico scopo della gnosi, cioè il ricongiungimento con la Fonte Divina. Ci insegnano che nel momento stesso in cui siano ottenute conoscenza e potere, giunga sempre il richiamo delle tenebre, che funge da test. Nella Compagnia dell’Anello Tolkien illustra molto esplicitamente come tale prova si rispecchi continuamente in qualsiasi decisione che ognuno di noi assume nel corso della propria esistenza. Infatti, essendo stati dotati di libero arbitrio come i personaggi della Trilogia, sta sempre a noi scegliere quale strada percorrere. Galadriel, nobile elfa che ha partecipato all’epopea della Terra fin dagli antichi tempi della Prima Era, viene messa alla prova per l’ultima volta – durante gli eventi narrati nella Compagnia dell’Anello – nel momento in cui Frodo le offre l’anello. Benché sia tentata dalla prospettiva di possederlo Galandriel prende facilmente la propria decisione – e sceglie di allinearsi alle forze della bellezza e del bene universale. Si tratta di una scelta altruistica e malinconica, in quanto segna la fine della sua permanenza sulla Terra di Mezzo. Anche lei viaggerà verso Occidente, e si dissolverà.

Galadriel

Nel corso dell’intera tradizione alchemica si riscontrano innumerevoli esempi di questo tipo di prove a cui sono sottoposti gli adepti, ed esistono innumerevoli avvertimenti circa l’uso della magia in funzione dell’avidità e del potere. La seduzione delle forze sataniche e la tentazione di rifiutare il mondo dello spirito per regnare nel mondo materiale, sono temi assai ricorrenti in letteratura. La degenerazione che sta avendo luogo nella nostra attuale Era, tramandata nei secoli da maestro ad allievo in una ininterrotta linea di cupidigia e mera esibizione di dominio della natura a beneficio personale, è ciò che ha indotto diversi ambienti a guardare con paura ed odio alla grande arte dell’Alchimia.

“La principale forza dell’Anello (come di qualsiasi altro anello) risiede nella prevenzione o nel rallentamento del decadimento fisico (visto come una cosa deplorevole), nella conservazione di ciò che si desidera o di una persona cara, o quantomeno della sua parvenza. Inoltre l’Anello potenzia le facoltà naturali del possessore intenzionato ad avvicinarsi alla ‘magia’, un balzo che può facilmente creare uno squilibrio che lo rende corruttibile dal male tramite la brama di dominio.”
JRR Tolkien – Prefazione a Il Silmarillion

I Tre Anelli vengono introdotti nella Terra di Mezzo insieme agli Elfi al fine di preservare la bellezza nel mondo. Essi suscitano un rallentamento dell’invecchiamento e del deterioramento, ma a differenza dell’Unico Anello del Potere, non donano anche l’invisibilità.
Contemporaneamente all’apparizione dei Tre Anelli, nelle viscere infuocate della terra Sauron forgia segretamente l’Unico Anello del Potere, il quale concentra in se il potere di tutti gli anelli. L’Unico Anello garantisce a Sauron il controllo sugli altri anelli grazie alla capacità di leggere i pensieri dei loro possessori, influenzarne le azioni e legarli alla propria volontà. Grazie all’Unico Anello Sauron guadagna facilmente il controllo delle menti e delle volontà della maggior parte dei númenóreani, e ciò conduce alla caduta di questo primo grande regno degli uomini.

Per cementare il proprio dominio sulla Terra di Mezzo mediante la forgiatura dell’Unico Anello, Sauron è tuttavia “costretto a lasciare che una cospicua misura del suo potere fluisca nell’Anello.” Qui Tolkien introduce un argomento estremamente discusso nei circoli alchemici, cioè l’impatto residuo – o impronta – impresso su particolari oggetti, luoghi o menti, dalla energia, forza vitale o potere personale di un individuo (denominata Ka dagli antichi egizi). Infondendo una così cospicua quantità del proprio Ka nell’Unico Anello, Sauron riesce ad infettare le menti ed i cuori ed influenzare le azioni di tutti coloro che cadono sotto la sua influenza.

Per un tempo determinato l’Anello può allungare l’esistenza di un essere vivente, ma in egual misura inevitabilmente ne drena la forza vitale e la volontà. Tolkien stesso ci narra che “tanto grande era il potere lussurioso dell’Anello, che chiunque lo possedesse ne restava soggiogato, e al di là di qualsiasi forza di volontà diventava incapace di danneggiarlo, gettarlo via o trascurarlo.” (26)

Gollum, Bilbo, Frodo e probabilmente chiunque altro ne sia entrato in possesso, sperimentano la felice scoperta di invecchiare molto più lentamente, con indosso l’Anello del Potere. Ma solo fino a quando resti in loro possesso. Non appena Bilbo se lo sfila per consegnarlo a Frodo – infatti – tutta la sua età gli piomba addosso in un sol colpo. Si tratta della ‘falsa’ immortalità, o – come la definì l’eminente studioso e storico Robert Lawlor: immortalità prematura, “la quale sfrutta i nostri desideri materiali per intrappolare e condannare le nostre anime. Questa falsa immortalità distrugge il vero dono del genere umano, che risiede nella possibilità di ricongiunzione con il Divino.”

A questo punto diventa fondamentale sottolineare come Tolkien equiparasse l’Anello alla Macchina. E difatti oggi, sul finire della presumibile Quarta Era, è evidente che l’Anello ci circondi come lo steccato imprigiona l’unicorno nel celebre arazzo francese. Disorientati dalla sua grandiosità e stupefatti dalla sua potenza, ci siamo lasciati sedurre dalla sua trappola. Come Sauron e il mago corrotto Saruman, i nostri tecnocrati incapaci di vergogna ci dipingono le sue sbarre come ‘libertà’, e la sua essenza inerte come ‘vita.’ Basta aprire gli occhi e guardarsi intorno. I piazzisti della tecnologia promettono costantemente un mondo di energia libera e miracoli scientifici che estenderanno la vita e nutriranno il mondo. Una delle loro principali promesse riguarda la creazione di un essere umano immortale. I filosofi transumanisti addirittura predicono un giorno in cui sarà possibile scaricare l’anima umana in un computer. Ecco a voi la seduzione finale dell’Anello, della Macchina, un segno dei tempi che – secondo Tolkien – preannunciano la conclusione di questa Era.

Occorre comprendere che l’Anello, o Macchina, è una forma di dipendenza, proprio come il male stesso è anch’esso una forma di dipendenza, ed in quanto tali sono inestricabilmente intrecciate alla loro negazione. Non appena Boromir tocca l’Anello, cede al suo influsso. La creatura patetica di nome Gollum – il cui nome e natura fu molto probabilmente ricavato dalle leggende sui golem creati dagli alchimisti del XVII secolo – viene letteralmente consumata dal suo influsso (27). Di fronte alla consapevolezza di stare per separarsi dall’Anello, Bilbo per un attimo si trasforma in una creatura demoniaca. Più Frodo si avvicina al Monte Destino, più il suo spirito valoroso e disinteressato viene appesantito ed ossessionato dal pensiero dell’Anello che porta in tasca. Il potere drenante dell’Anello viene reso chiaramente per mezzo dell’indebolimento fisico e spirituale che coglie Frodo ogni qualvolta lo indossi. Ne Il Ritorno del Re descrive questa esperienza:

“Nessun sapore, nessun rumore di acqua o vento, nessuna memoria di albero o erba o fiore, nessuna immagine di luna o stella, restano vive in me. Sono nudo nel buio, Sam, non vi è alcun velo tra me e la ruota di fuoco. Comincio a vedere con i miei occhi di veglia, e tutto il resto svanisce.”

Una percezione di vuoto provocata dal Ka che Sauron ha infuso nell’Unico Anello, che invade e soggioga il libero arbitrio. Questa stessa forza sopraffà Frodo proprio mentre si trova ad un passo dalla meta, nel Monte Destino, al punto da indurlo a scegliere di rinunciare alla missione pur di conservare l’Anello per se. E’ la sua pietà, la generosità e compassione verso l’avida creatura miserabile che è Gollum, che gli fornisce l’ultima spinta verso la distruzione dell’Anello, con la successiva dissoluzione del potere di Sauron.

Conclusione.
Negli antichi insegnamenti sulle Quattro Ere ed il Ciclo del Tempo, il mondo ed i suoi abitanti assumono una sempre maggiore densità, dunque la magia finisce per localizzarsi e diventare anch’essa densa e materiale (tecnologia – ndt). Come si è detto, alla fine della storia Frodo stesso decide di tradire la propria missione per conservare l’Anello. Quest’ultimo diventa una prigione da cui Frodo non può più sfuggire, in assenza di un impulso esterno. E’ solo grazie all’avidità di Gollum che alla fine l’Anello precipita nell’abisso del Monte Destino.

E questo è – in sostanza – il messaggio lasciatoci in eredità da Tolkien. Per quanto le probabilità appaiano del tutto sfavorevoli, anche se agli sgoccioli di questa Era finale la corruzione e l’avidità consumano le anime, anche se tutto sembra perduto e le forze delle tenebre sembrano avere in pugno la vittoria, in qualche modo, attraverso bizzarre alchimie e coincidenze, alla fine il bene la spunterà ancora. Tolkien sembra voler suggerire che esistono forze superiori che hanno a cuore i nostri interessi e cercano di proteggerci e guidarci. Queste forze, che occupano ciò che potremmo definire come ‘la terra superiore’ si danno da fare affinché la missione impossibile di Frodo infine abbia successo. Tolkien afferma senza mezzi termini che anche il più piccolo di noi è di fondamentale importanza. Che creature minuscole come Frodo e Sam possono praticamente da sole sconfiggere il potere delle tenebre, e che chiunque sia mosso da sincero altruismo e buona volontà sia sempre assistito da un Alleato invisibile.

Non è un caso che la versione cinematografica del Signore degli Anelli sia uscita nel 2001, 2002 e 2003. La Croce di Hendaye segna l’equinozio dell’autunno del 2002 come il culmine della Storia. Utilizzando la magica alchimia della luce e del suono, la rappresentazione filmica di Peter Jackson ha salutato maestosamente una simile congiuntura. Pochi mesi prima del rilascio del primo film, l’inizio della fine della Quarta Era si era manifestato con la distruzione delle due Torri di New York City.

Da ragazzo J.R.R. Tolkien amava contemplare la foresta che abbracciava la sua casa in Inghilterra. Durante gli anni in cui partì per combattere nella Grande Guerra, le ciminiere dell’infernale Età del Ferro stravolsero le storie ed i luoghi del villaggio rurale in cui era cresciuto, che al suo ritorno stentò a riconoscere. Tolkien vide molti amici d’infanzia uccisi dalle mitragliatrici, tra gas velenosi, trincee e barriere di filo spinato. Alla fine della tragedia, durante il periodo di convalescenza dalle ferite riportate sul campo di battaglia, sedette sotto una grande quercia nel sud della Francia, e concepì il Signore degli Anelli. Tuttavia in risposta alle speculazioni di numerosi critici, giornalisti e lettori che insistevano sul fatto che la Trilogia fosse un’allegoria della Grande Guerra, non si stancò mai di affermare che la sua opera avesse poco a che fare con la storia moderna, e che fosse una rivisitazione romanzata degli eventi accaduti nell’Europa pre-storica di 7000 anni fa. Nella Trilogia la sua profonda fede cattolica ed il suo spirito intuitivo si fusero in un’irripetibile miscela che diede alla luce questa grandiosa rappresentazione ambientata sul confine tra due Ere.

Secondo il punto di vista alchemico sulla ciclicità del tempo, l’oscurità di questa Era del Ferro dovrebbe partorire una nuova Era dell’Oro. La ‘qualità del tempo’ subirà forti alterazioni, ed in un attimo la nostra realtà si trasformerà. I veri maestri ed adepti delle tradizioni spirituali di ogni parte del mondo vi confermeranno che all’interno di ogni essere umano esisterebbero già i semi di questa trasformazione.
Colmo di riferimenti più o meno velati ai principi di una tradizione spirituale antichissima, Il Signore degli Anelli a modo suo potrebbe essere qui per suggerirci dove siamo, e dove stiamo andando.

Articolo in lingua inglese, pubblicato sul sito Git Academy
Link all’articolo integrale, in lingua inglese:
http://gitacademy.tripod.com/GodsInTraining/AlchemicalSecretsOfTheLotR.htm

Sintesi e traduzione a cura di Anticorpi.info

Elenco delle fonti.
1. Per una maggiore comprensione del / vista tantrico alchemico dello svolgimento delle Ere vedere Rose, Sharron, Il Sentiero del Sacerdotessa; Una guida per risvegliare il Divino Femminile (Rochester, Vt .: Inner Traditions internazionali, 2003) pp.124-147.
2. Weidner, Jay e Bridges, Vincent, Misteri della Grande Croce di Hendaye; Alchimia e la fine dei tempi (Rochester, Vt .: .Destiny Books, 2003)
3. Cfr Jenkins, John Major, Maya Cosmogenesis 2012, (.Santa Fe, Nuovo Messico: Orso and Co., 1998)
4. Fulcanelli, Le Mystère des Cathédrales (Las Vegas, NV: Brotherhood of Life, 1984) pp.170-171
5. Rose, pp.131-134
6. Carpenter, Humphrey, ed,. Le lettere di JRR Tolkien (Boston: Houghton Mifflin Company, 2000) p.246
7. Ibidem, pag. 212
8. Ibid, p.231
9. Fulcanelli, p.44
10. Johnson, KR, Il fenomeno Fulcanelli (Jersey, Gran Bretagna: Neville Spearman Ltd, 1980) p. 215
11. Tolkien, JRR, Il Silmarillion (New York, Houghton Miflin Co 2001) p. xii
12.Naydler, Jeremy, Tempio del Cosmo (Rochester, Vt .: Inner Traditions Internazionale, 1996), pp.139-140
13. Fulcanelli, p.83
14. Ibidem, p.14
15. Per maggiori informazioni sulla prospettiva di Tolkien su Gandalf vedere le lettere di JRR Tolkien, 201-203
16. Per una descrizione della Golden Age vedere Rose, pp.128-130
17. Carpenter, Humphrey, ed., Le Lettere di JRR Tolkien, p.361
18. Tolkien JRR, Il Silmarillion, pp. 41-42
19. Carpenter, Humphrey, ed., Le Lettere di JRR Tolkien, p.176
20. Nella storia di Aragorn e Arwen da Il ritorno degli Stati Re, Aragorn, “Io sono l’ultimo dei Numenoreani e le ultime Re delle Giornate Eldar: e per me è stato dato non solo un arco tre volte quella degli Uomini di Mezzo geologico, ma anche la grazia di andare a mia volontà, e restituire il dono. Ora, quindi, io dormirò.»
21. Tolkien JRR, Il Silmarillion, pp.278-9
22. Per maggiori informazioni sul lavoro di Posnansy sulle Teonaco e le scoperte di Atlantide nelle Ande da JW Allen vedere Weidner, Jay e Bridges, Vincent, Misteri della Grande Croce di Hendaye; Alchimia e la fine dei tempi, capitolo 12, Catastrofe e Rifugio, pp.372-374
23. Tolkien JRR, Il Silmarillion, p.xxiii
24. Ibidem, p. xiii
25. Ibid, p.xiii
26. Ibid, pp.nn-XXI

 

 

Fonte: http://www.anticorpi.info

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