Morte e Rinascita

 

 

Il tema della Morte è di fondamentale importanza per comprendere ed integrare appieno il senso stesso della Vita. Nella società moderna, così dissociata dai cicli della Natura, la morte è diventata un tabù e la si vuole solo esorcizzare, con il risultato di non essere capaci né di apprezzare né tantomeno di armonizzarsi con la complessità dell’esistenza.

In Occidente al termine morte vengono comunemente associati i significati di fine, termine, perdita, cessazione di qualcosa, e ciò dona una implicazione negativa all’esperienza della morte, perché sostanzialmente si percepisce che si è perso qualcosa che non potremo avere mai più. Questa cupa prospettiva deriva dalla visione “lineare” della Vita (propria dell’Occidente moderno), percepita come una linea con inizio e fine ben precisi.
Diversamente in Oriente, e pressoché in tutte le culture antiche in armonia con i cicli della Natura,la vita è sempre stata percepita con una dimensione “circolare”, che vede la fine di un evento come la necessaria ed indispensabile premessa per l’inizio di un evento nuovo. Le stagioni, oltre all’alternarsi del giorno e della notte, erano la prova più evidente di questo ciclo ricorsivo del tempo.
In quest’ottica ogni morte ed ogni cambiamento sono eventi positivi perché permettono di rinascere verso una condizione nuova, verso un nuovo giro della spirale dell’esistenza.

Tempo Lineare e Tempo Circolare

La Vita è, in effetti, rappresentabile come una spirale,
nel suo ripetersi di cicli analoghi ma mai uguali

 

E’ necessario cambiare radicalmente prospettiva rispetto al tema della morte, soprattutto perchémorire è un passaggio obbligato! Non solo la morte ci aspetta alla fine di questa esistenza incarnativa, ma ci aspetta in ogni momento in cui saremo veramente pronti a crescere, a trasformarci. Ogni momento critico, come abbiamo già visto nell’articolo precedente, è una piccola o grande morte e tutti possiamo imparare a vivere questi passaggi di “morte-rinascita” al meglio.

Morte e Rinascita

La morte è solo il preludio di nuova vita!

In una fase di crisi interiore ciò che sta uscendo di scena non è altro che una nostra subpersonalità (cioè un modo adottato fino ad oggi di concepire e vivere una determinata situazione, se non l’esistenza nella sua globalità) mentre una nuova fa il suo ingresso.
In caso di morte fisica ciò che sta uscendo di scena è la personalità incarnata e fa il suo ingresso un nuovo piano di esistenza più sottile, di cui si conosce moltissimo poiché, fortunatamente, molte persone sono tornate per raccontarci la loro esperienza.

Non solo abbiamo delle prove concrete sula vita oltre la morte (senza dover far riferimento ad una specifica fede religiosa), ma abbiamo anche delle prove molto concrete sulla reincarnazione, per cui siamo destinati a tornare nuovamente in un corpo fisico. Decisamente la morte è molto diversa da come ce l’hanno dipinta le nostre peggiori paure. E’ il momento di farci pace! 
La morte e la vita sono la stessa cosa ed è un po’ difficile cercare di odiare l’una senza disprezzare anche l’altra. Sono due aspetti del medesimo ente, solo che un aspetto è orientato verso il polo della creazione-generazione e l’altro verso quello della distruzione-trasformazione, ma sono codipendenti ed indispensabili l’uno all’altro, come il giorno e la notte, il maschile e il femminile.

Tao della Vita e della Morte

Nascita e Morte, Luce ed Ombra, Bene e male sono solo i due aspetti complementari della Vita

Nel nostro quotidiano la morte è solo nuova vita che cerca di farsi spazio. L’esperienza della morte, infatti, getta luce all’esistenza e dona significato alla vita stessa: solo chi è disposto a morire, e accetta di farlo ogni volta che è necessario, può dirsi vivo!

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La verità illusoria 

Quando la morte bussò alla mia porta
la pregai in ginocchio di non entrare,
ma lei entrò, senza esitare.
Altre volte io venni in questa casa
– disse – e sempre mi accogliesti.

Venni vestita di verde
cosparsi di fiori il tuo glicine
profumai il tuo giardino, lo bagnai di rugiada
mi chiamasti natura.

Venni vestita di bianco
feci brillare i tuoi occhi
sorridere tua moglie e i tuoi figli
mi chiamasti letizia.

Venni vestita di rosso
tremò il tuo cuore, pregasti,
qualcuno andò via, altri ti dissero parole buone,
mi chiamasti dolore.

Venni di luce vestita
e ti sentisti più vivo, più vero,
ti sembrò ogni cosa più cara
mi chiamasti amore.

Ora, perché mi vedi di nero vestita
credi che io spezzi, interrompa,
mi credi nemica di ciò che tu ami.
No non guardare il vestito.

Non parlai, lei prese per mano
la mia sposa e si avviò.
Allora gridai – qual è il tuo nome? –
Rispose la morte di nero vestita:
– Il mio nome è uno solo, sono la Vita –

Poesia donata a Joyce Dijkstra (insegnante di danze meditative per l’elaborazione del lutto)
da un amico che aveva perso la moglie www.danzemeditative.com

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LA VITA OLTRE LA VITA

Ciò che terrorizza in un momento di crisi è il non veder vie d’uscita, il pensare che non vi sia un domani felice. Questa paura è ovviamente ancora più accentuata quando si pensa alla morte fisica, ma solo come conseguenza dell’ignoranza sul tema. Di fatto per l’Anima la morte è come “lasciare un paio di scarpe troppe strette” e ritornare alla propria dimensione ideale (tranne in caso di suicidio, che, come vedremo, rappresenta una situazione dove il benessere non lo si raggiunge).

“Il giorno che uno accetta di buon grado la morte, la abbraccia, la accoglie, il problema è finito! Quel giorno la morte smetterà di tormentarti. Il tormento sta nel nostro scappare dalla morte, nel nostro averne paura. Quando una persona si fa avanti ed abbraccia la morte,
la morte ha perso, si ritrova conquistata, perché chi abbraccia la morte diventa immortale.
La morte ora non ha più nessun potere su di lui.
Cosa può fare la morte quando l’uomo stesso è pronto a scomparire?”
Osho

Il tunnel delle esperienze di pre-morte

Il Dr. Raymond A. Moody jr. (autore del bestseller “La vita oltre la vita”, Ed. Oscar Mondadori) ha raggiunto una notevole fama internazionale grazie ai suoi studi sulla premorte (in inglese: N.D.E. Near Death Experience), sebbene non sia il solo e neppure il primo ad essersene occupato. Nei suoi libri Moody precisa gli elementi comuni che accompagnano quelle esperienze in cui una persona, pur essendo dichiarata morta, torna nuovamente alla vita, spesso grazie alle pratiche rianimatorie.

Le testimonianze di premorte sono straordinariamente simili tra loro indipendentemente dalla nazionalità, dal grado di cultura, dalla fede religiosa o da altre caratteristiche distintive della persona “risorta”, inoltre esperienze analoghe si riscontrano anche in persone uscite dal coma o che abbiano subito grossi incidenti o traumi non mortali. Vediamo questi elementi caratteristici che, pur non essendo sempre tutti presenti, almeno sette di essi sono vissuti dalla maggioranza delle persone che hanno sperimentato una NDE:

1. Ineffabilità: gli avvenimenti vissuti sembrano inenarrabili attraverso i comuni costrutti logici e verbali (“Non esistono parole per descrivere quello che ho vissuto”).

2. Ascolto della notizia: molte persone dichiarano di aver sentito i medici dichiararle morte.

3. Senso di pace: le sensazioni all’inizio dell’esperienza sono generalmente moltopiacevoli e serene.

4. Il suono: al momento o in prossimità della morte non è infrequente la percezione di inconsuete sensazioni uditive (spesso un fischio, ma anche un vento, una musica, ecc…).

5. La galleria buia: percezione di percorrere rapidamente e forzatamente uno spazio buio (per lo più descritto come una galleria o un tunnel).

6. Percezione del corpo: stupore nell’osservare il proprio corpo come se appartenesse a una terza persona e percezione da parte di quasi tutti gli intervistati di un nuovo “corpo spirituale”, imponderabile e intangibile. E’ uno degli aspetti dell’esperienza che risulta difficile da descrivere a parole.

7. Incontro con altri esseri: percezione di altri esseri spirituali, di amici o parenti precedentemente morti, di “spiriti custodi”.

8. L’essere di Luce: incontro con una luce splendente e chiarissima, ma non accecante, che emana un grandissimo amore e che pone una o più questioni seppure in modo non verbale (tipo: “Sei pronto a morire?”, “Cosa hai fatto nella vita?”, ecc…)

9. L’esame della propria vita: visione del riepilogo quasi istantaneo della propria vita in cui spesso viene sottolineata l’importanza della necessità di imparare ad amare e di acquisire più conoscenza.

10. Il confine: in alcuni casi vi è una netta percezione di un limite passato il quale non sarebbe più possibile rientrare.

11. Il ritorno: volontà di rimanere nella nuova dimensione ma necessità odobbigatorietà del ritorno.

12. Difficoltà nel racconto dell’esperienza: la maggior parte delle persone non aveva potuto raccontare a nessuno una tale avventura, e chi l’aveva fatto spesso era rimasto incompreso e si era riproposto di non parlarne più.

13. Conseguenze dell’esperienza: per tutti la vita è cambiata, molti hanno approfondito i loro interessi o sono diventati più inclini alle riflessioni filosofiche riguardante la morte o il fine dell’uomo, altri hanno imparato ad amare di più e a vivere con maggior serenità.

14. Concezione della morte: per tutti la morte ha acquisito un senso diverso e non spaventa più come prima; il suicidio viene sempre profondamente condannato e non è affatto visto come un mezzo per tornare a “vedere la Luce”.

15. Testimonianze: il racconto degli avvenimenti osservati fuori dal corpo coincide spesso con quelli dei medici o dei parenti vicini.

Medici olandesi dell’Hospital Rijnstate hanno eseguito uno studio coordinato da Pim van Lommel (pubblicato poi sulla prestigiosa rivista inglese “The Lancet”) in cui hanno studiato 344 casi di persone andate in arresto cardiaco e poi resuscitate. Le dichiarazioni di queste persone sono state raccolte non più di una settimana dopo che erano uscite dallo stato di cosiddetta “morte clinica”. Il18 % di questi pazienti ricordava in parte cosa succedeva intorno a loro mentre erano clinicamente morti, mentre fra l’e il 12 % riferiva esperienze tipo il tunnel di luce o il colloquio con parenti e amici morti.

L’oncologo Jeffrey Long ha studiato scientificamente oltre 1300 casi di esperienze di pre-morte e ha riportato i suoi studi nel libro: “Evidence of the Afterlife: The Science of Near-Death Experiences” (“Prove della Vita dopo la Morte: la Scienza delle Esperienze di pre-morte”). Ad oggi non si tratta più di credere o meno alla possibilità di vita dopo la morte, si tratta di un fatto ben documentato.

Il tunnel di Luce

Incamminarsi verso il tunnel di Luce

Gli scettici tirano in ballo la dopamina come neutrotrasmettitore capace di dare allucinazioni, la produzione di noradrenalina dalla regione cerebrale del “locus ceruleus” (connessa con le aree che regolano emozioni e memoria) per spiegare la sensazione di rivivere la propria vita, la riduzione di sangue ed ossigeno agli occhi per spiegare la visione a tunnel, ecc… ma si ha un po’ l’impressione di un’arrampicata sugli specchi. Di fatto non esiste alcuna spiegazione plausibile sul perché svariate migliaia di persone in condizioni cliniche le più disparate, di cultura, paesi, età, sesso (e anche religioni) differenti possano avere esperienze così omogenee senza riconoscere l’esistenza dell’Oltrevita. Inoltre qualsiasi possibile spiegazione crolla quando un paziente non solo è in grado di riferire esattamente cosa avveniva attorno a sé, in sala operatoria, ma può anche descrivere cosa stava accadendo nelle zone adiacenti, in quanto vi si era spostato fuori dal corpo.

Dal sito: www.nderf.org/Italian/index.htm

«Non sentivo più alcun dolore, nessuna paura, nessuna preoccupazione.
Ero uno spirito libero, che fluttuava al di sopra del mio corpo.
Era piuttosto una piacevole sensazione di benessere, senza dubbio.
Vedevo una “luce splendente”, mi sentivo “rilassato” ed ho realizzato che ero “andato”.»
Re Hussin di Giordania dal libro (“Leap of Faith” – “Salto di Fede”)

Uscita dal corpo durante una NDE

Rappresentazione di un’esperienza di pre-morte vissuta in sala operatoria

Qua sotto il racconto di una donna operata per un’ernia all’Ospedale dell’Università della Florida, tratto dal libro “Dai confini della vita” (Longanesi, 1983) del cardiologo americano Michael Sabom:

«All’improvviso, mi parve di destarmi, e mi trovai come fluttuante all’altezza del soffitto. Mi sentivo benissimo, anche se un po’ eccitata al pensiero di poter osservare ciò che i chirurghi si apprestavano a fare. [descrizione accurata dell’intervento] Chi aveva parlato, ricorrendo a termini tecnici che non ricordo, gridò che stava succedendo qualcosa e che la mia respirazione si era paurosamente rallentata. Pronunciò parole come arresto o blocco. Poi quasi urlò: “Chiudere!”. A quella specie di ordine affrettarono le operazioni, tolsero pinze e divaricatori e presero a cucire in fretta l’incisione (…). A quel punto mi recai nella hall. Mi trovavo certamente a ridosso del soffitto, perché distinguevo con chiarezza le lampade fluorescenti. Da allora in poi non rammento altro, salvo il fatto di essermi destata in un’altra stanza. Accanto a me scorsi uno dei medici che mi avevano operata; non l’avevo mai visto prima, ma lo riconobbi subito.”

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«Ho pensato: “Wow, è tutto finito, sto morendo adesso” ed improvvisamente e fluidamente ero sopra il mio corpo, vicino al soffitto. Guardavo giù verso la giovane donna sul letto, uccisa e stuprata, e mi sentivo dispiaciuta per lei, ma non sentivo una connessione emozionale con lei. Era come se il mio corpo appartenesse a qualcun’altro. Fui sorpresa di come mi sentivo a mio agio e di come era stato facile morire. Tutto era accaduto in un paio di minuti. Dissi a me stessa: “Huh, pensavo che una persona sarebbe dovuta vivere più a lungo”, e restavo su, in una nuvola di luce. Mi sentivo perfettamente. Mi sentivo come se stessi tornando a casa e stavo bene, gioiosa e senza dubbi. Era come se ogni cellula del mio corpo fosse felice e leggera e si sentissse bene e non mi ero mai sentita così accettata. Iniziai ad elevarmi rapidamente, cosa che era un po’ strana, perché non ricordavo di aver visto alcun soffitto ma dovevo essere molto lontana sopra casa mia. Non mi interessava della mia famiglia, degli amici, degli adorati animali di casa o del mio assassino; volevo solo flutturae nella mia luce di felicità e tornare a casa.»

Donna 9.25.2011 – Testimonianza n° 2834 del sito Nderf.org Testimonianza completa (in inglese) qui: www.nderf.org/NDERF/NDE_Experiences/donna_nde.htm

«Mi sembrò come se il cielo si fosse aperto e vidi una luce forte e meravigliosa come il sole, ma era bianca e non danneggiava la mia vista. La luce venne più vicina come se fosse una casacata di stelle (come nella scena del film Star Trek in cui l’astronave entra nell’iperspazio). C’era un indescrivibile sensazione di benessere, pace, allegria, libertà, un amore incondizionato e sconosciuto. Tutto era luce. Non percepivo il mio corpo fisico. sembrava che fosse parte della luce. (…) Poi sentii una voce che mi chiamava. era una voce maschile, ferma ed amorevole. Disse che la mia missione era compiuta. Mi lasciai andare, desideravo restare là per l’eternità, non volevo tornare. Mi disse: “Ho intenzione di mostrati alcune cose”. Poi, in lontananza, vidi un globo che assomigliava alla luna durante un’eclisse. Mi disse: “Quella è la Terra”. Ed io vidi molti punti di luce nel globo. Poi mi disse: “In ogni punto di luce c’è una persona che sta pregando. Se tutte le persone sulla Terra potessero pregare, assomiglierebbero a quel punto e la Terra diventerebbe illuminata come il sole. Ma non è così e il globo resta scuro”.»

Nilda – 4.05.2011 Testimonianza n° 2662 del sito Nderf.org Testimonianza completa (in inglese) qui: www.nderf.org/NDERF/NDE_Experiences/nilda_p_nde.htm

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Esperienze analoghe a quelle di pre-morte sono quelle dei cosiddetti “Viaggi Astrali” (o“Bilocazioni Astrali” o “OOBE – Out of Body Experience”), che possono avvenire spontaneamente, o anche comandati a volontà in chi abbia raggiunto padronanza su questa capacità. In effetti le NDE sono solo dei casi particolari di Viaggi Astrali. Quando sopravviene la morte fisica l’esperienza è praticamente la stessa, solo che viene reciso ciò che è definito “cordone d’argento” (una sorta di cordone ombelicale che ancora il corpo sottile a quello fisico) e non si può rientrare nel corpo. Noi tutti sperimentiamo dei viaggi fuori dal corpo non appena ci addormentiamo, l’eventuale ricordo di alcune delle esperienze fatte durante la notte permane nei sogni.

Uscita in Astrale

Esperienza di uscita dal corpo

Con il “corpo astrale” (che grossolanamente possiamo concepire come il veicolo della nostra Anima, capace di staccarsi e sopravvivere al corpo) è possibile attraversare le pareti o il soffitto della stanza in cui siamo, volteggiare sopra città e campagne, spostarsi con il pensiero in località anche molto lontane ed anche cambiare di dimensione vibratoria per andare al di là dei luoghi della realtà più materiale. I piani astrali, infatti, sono dei livelli vibratori della realtà più sottili del piano fisico, il quale è estremamente denso e pesante per l’Anima.

Personalmente tanti anni fa mi sono dedicato a degli esercizi per praticare il Viaggio Astrale, ottenendo qualche risultato, ed una delle sensazioni più forti che mi ricordo è proprio la leggerezza dello spostarsi con il corpo sottile e il senso di pesantezza che si ha non appena si rientra nel corpo e si riaprono gli occhi. E’ interessante notare che in astrale c’è sempre una certa luminescenzache emana direttamente dagli ambienti e dagli oggetti, per cui se si rientra bruscamente nel corpo durante un’uscita in astrale notturna, fa un certo contrasto notare come gli stessi ambienti (ad es. la camera da letto) che prima erano luminosi adesso sono bui. Cito queste esperienze non per invogliare a sperimentare i Viaggi Astrali, quanto per aiutare a far capire come quel piccolo “spicchio di realtà” che è il mondo materiale non esaurisce affatto le possibilità dell’esistenza.

E’ importante comprendere nella realtà “sottile” esistono molti livelli vibratori, come fossero tante stazioni radio su cui ci possiamo sintonizzare, ed è normale che quando siamo sintonizzati su una stazione non ascoltiamo i programmi di tutte le altre. L’Astrale non è un unico ambiente, ma sono tanti ambienti, tanti quanti sono i livelli vibratori possibili della coscienza umana (virtualmente infiniti). Per comodità di solito si parla di Basso AstraleAstrale Medio ed Alto Astrale (oSuperiore), dimensioni vibratorie che hanno una qualche similitudine con i concetti di Inferno, Purgatorio e Paradiso, con la differenza che si può passare dall’uno all’altro quando si è pronti per farlo e non ci sono condanne eterne.
Che cosa ci sintonizza su un piano o su un altro? Il livello vibrazionale dei nostri pensieri e delle nostre emozioni, che – tra le altre cose – viene riflesso nei colori del nostro campo energetico (l’Aura)

chakra e corpi sottiliLivelli vibrazionali dell'aura

L’aura i centri sottili detti “chakra” ed i vari livelli vibrazionali

Se in un momento della nostra vita siamo sintonizzati sulla vibrazione della paura, un’eventuale uscita in astrale è possibile che ci conduca in una dimensione buia, dove magari saremo attaccati da creature che ci spaventano (ed è quello che accade negli incubi); al contrario se stiamo bene con noi stessi ed abbiamo un alto livello di energia potremo visitare dei bellissimi regni della coscienza e dell’Anima. E’ analogo a ciò che succede anche dopo la morte (basandoci sulle numerosissime testimonianze esistenti e di alcune comunicazioni ricevute per via medianica), in quanto se la persona non ha piena coscienza di quello che le è accaduto e/o non si affida alla Guide di Luce che sono presenti per aiutarla, è frequente che crei un ambiente fittizio attorno a sé che risponde alle aspettative e alle paure che si porta dietro.

Ciò è possibile perché in Astrale il pensiero si materializza in modo pressoché istantaneo edil mondo “esteriore” – l’ambiente ricreato – rispecchia rigorosamente l’ambiente “interiore” – la dimensione emotiva interna. Questa caratteristica è illustrata molto bene nel film “Al di là dei sogni” con Robin Williams, dove gli ambienti dell’oltre-vita vengono ad essere riconfigurati sulla base delle emozioni.

AL di là dei sogni con Robin Williams

Dunque una persona che si immagina che dopo la morte non ci sia nulla potrà vivere in una sorta dispazio vuoto solitario prima di andare verso la Luce, le persone che si portano dietro delle emozioni molto basse (colpa, invidia, orgoglio, egosimo, avidità, ecc.) potranno sostare un certo tempo in nell’Astrale Inferiore ed i luoghi appariranno cupi, tenebrosi e paurosi. Una volta alleggerita dal peso della materia l’Anima è sì più leggera, ma non per questo la coscienza dell’individuo si illumina o la sua Anima raggiunge subito una dimensione paradisiaca.
Gli attaccamenti terreni giocano ancora un ruolo importante ed è così che l’Anima disincarnata si crea una sorta “bolla-universo olografica” in cui vive tali attaccamenti fino a che non è pronta a lasciarli andare. In pratica una vera e propria “prigione mentale” che solo l’individuo stesso che l’ha creata può dissolvere, ma può essere aiutato nel compito dalle preghiere e dai pensieri di Luce delle persone a lui care e dall’assistenza delle Entità Guida.

Nella tradizione indiana questa dimensione di stazionamento intermedio può essere definita“Kamaloka” (Kama = desiderio / Loka = piano); l’Anima deve purificarsi da desideri e attaccamenti prima di poter viaggiare verso una Luce maggiore. Il Kamaloka è un piano vibrazione specifico della realtà astrale, ma è composto da “bolle di realtà” virtualmente infinite. Secondo Daniel Meurois-Givaudan (“Molte sono le dimore” – Edizioni Amrita) ognuno “vive il suo Purgatorio” e si trova solo con se stesso, per cui tutti gli amici ed i personaggi che l’Anima incontra sono solo delle forme illusorie, che reagiscono al suo subconscio. Va precisato che se l’Anima è più cristallina non passa da questi piani intermedi e si ritrova subito nella Luce.

Solo quando l’Anima avrà maturato delle emozioni più positive o quando si sentirà fin troppo saturata della realtà che ha creato ecco potrà per lei aprirsi un passaggio verso piani più sottili. Preciso che lo stazionamento in questa dimensione non è una “punizione”, piuttosto è una condizione di sicurezza per l’Anima, che non può abbracciare la Luce dello Spirito più puro se non ha tolto sufficienti veli, il rischio sarebbe di esserne troppo abbagliata.

La Via verso la Luce

Esistono delle Entirà Guida che aiutano le Anime a ritrovare la strada di casa e quando quest’ultime possono accedere alle dimensioni più elevate ritrovano anche le persone care già decedute. In questi regni le connessioni tra anime non sono legate ai vincoli di parentela ma solo alle affinità vibratorie, per cui si ritroveranno solo le persone che effettivamente vibravano su lunghezze d’onda analoghe.

Torniamo adesso a quello che succede nei primi istanti dopo la morte e vediamo come si puòassistere un’Anima che ha lasciato il corpo fisico. Quando un individuo muore per cause violente,spesso si trova sbalzato fuori dal corpo ed osserva con incredulità la scena, talvolta senza arrivare a comprendere subito cosa stia accadendo. Se un paziente muore in casa o in ospedale a seguito di una malattia cronica e dolorante, spesso si troverà a fluttuare sopra il letto e ad assistere alle reazioni emotive delle persone care, adesso qualsiasi disagio o dolore avesse prima è scomparso.

Purtroppo il dolore dei parenti e degli amici più stretti abbassa le vibrazioni anche per l’Anima che dovrebbe fare il suo percorso verso la Luce, talvolta fino a bloccarla nei piani della densità più materiale in quanto sente di voler restare vicino agli affetti più colpiti e così rimanda la sua “ascensione al Cielo”. Non di rado le Anime disincarnate cercano di far comprendere a chi resta incarnato che loro stanno bene e sono frustrate dal fatto che non riescono a trasmetterle questo messaggio.
Sono stato testimone (una volta diretto ed una volta indiretto, ma comunque coinvolto) di due messaggi veicolati da persone morte attraverso alcune persone ancora incarnate particolarmente sensitive (in entrambi i casi i “canali” erano donne). Queste persone appena morte indirizzavano chi era stato in grado di percepirle (uditivamente e/o visivamente), e che neppure conoscevano, verso altre persone a loro care con una frase del tipo: “Di a <Nome della persona> che sto bene!”.
E’ raro, ma se la coscienza di un individuo è sufficientemente sensitiva può essere usata come tramite per questo tipo di messaggi. Sconsiglio, tuttavia, l’uso di sedute medianiche per richiamare un’Anima, per due ragioni: 1) non si può mai essere certi di chi o cosa veramente risponda al richiamo; 2) si disturba il percorso oltre-vita della persona deceduta.

Sebbene la percezione dell’Anima nel dopo-vita possa essere talvolta estatica e di profondo benessere, il suicidio non è mai un modo per raggiungere tale benessere, perché quando è attuato si precipita subito nell’Astrale più denso e si rimane invischiati in zone di coscienza ottenebrata da cui non è semplice uscire; inoltre tutto ciò che era stato lasciato in sospeso e da cui si era cercato di fuggire, lo si ritrova nell’incarnazione successiva. In questi casi c’è da pregare molto per l’Animaperché si risvegli da tali nebbie.

Una scala verso il Cielo

Qualora dovessi trovarti ad essere presente ad un momento così sacro come la morte di una persona, puoi esserle di aiuto tenendo presente quanto detto in questo articolo e ricordandoti che non esiste una cessazione vera e propria della vita. Le preghiere e qualsiasi pensiero espresso col Cuore creano un canale di aiuto per l’Anima verso la Luce; parlale e offri la tua Benedizione affinché non resti agganciata al piano terreno. Una preghiera potrebbe essere:

“Caro <Nome> adesso ti sei liberato dai vincoli della materia e puoi sperimentare una leggerezza ed una Pace che non hai mai conosciute qua. Non avere alcuna paura, sei e sarai sempre più in connessione con la tua Essenza più autentica. Stai tornando a casa, cerca di incamminarti verso la Luce. Noi quaggiù ce la caveremo bene e ti porteremo sempre nel cuore, con le nostre preghiere ti sosteniamo nel tuo passaggio! Tanta Luce, Amore e Coscienza!”

Per approfondire suggerisco i seguenti libri:

Cerca su youtube il film: “Nosso Lar (Nostra Dimora)”, che tratta queste tematiche del dopo-vita ed è molto bello. Prova a vedere qui.

 

LA REINCARNAZIONE

Tutto nell’Universo è ciclico e ricorsivo ed il tempo – lo abbiamo già visto – si sviluppa in una danza a spirale, muovendosi ciclicamente pur senza mai ripetersi identico. Quindi, come sono ciclici lo scorrere dei giorni e delle notti, l’avvicendarsi delle stagioni, il moto dei pianeti, delle stelle e delle galassie, il ritmo cardiaco e respiratorio e in generale tutti i ritmi biologici, lo sviluppo e la decadenza delle civiltà, la stessa nascita e morte del Cosmo (Espirazione ed Inspirazione di Brahma per la Saggezza Vedica, Big Bang e Big Crunch per la Fisica Cosmologica), perché non dovrebbe esserlo la nascita e la morte dell’essere umano? Da secoli il simbolo di questo processo di “eterno ritorno” è l‘Ouroboros, il serpente che si morde la coda.

L'uroboros, simbolo dei cicli eterni della Vita

Tutto in Natura è ciclico e ricorsivo, anche l’incarnazione umana

La rinascita in un nuovo corpo è definita reincarnazione o metempsicosi (dal grecometempsychosis, lett. passaggio dell’anima) e da un attento esame delle molte testimonianze fornite da persone che hanno mantenuto la memoria delle proprie vite passate, possiamo ragionevolmente affermare che la reincarnazione è un dato di fatto e non una teoria. Vediamo alcune di queste testimonianze e poi facciamo un quadro generale sul processo reincarnativo.

Per prima cosa è bene precisare che non è vero che non si è in grado di ricordarci delle nostre vite passate; mediante adeguate tecniche di regressione (ipnotiche o non) la maggior parte delle persone riesce con relativa facilità a ricordarsi di altre vite vissute in precedenza. E’ possibile che alcuni di questi ricordi possano essere falsati o immaginati, ma ci sono dei criteri che possono comprovare la veridicità della regressione:

  • una forte immedesimazione emozionale ed un’impressionante intensità delle percezioni vissute;
  • la cura di un malessere fisico o psichico in seguito al trattamento;
  • la capacità di parlare in una lingua straniera mai conosciuta;
  • il ricordo di dettagli estremamente accurati di un’epoca passata che, sottoposti a verifica, vengono confermati;
  • la presenza di segni fisici, spesso fin dalla nascita, correlati alla causa di morte nella vita precedente.

Il Dott. Alexander Cannon (1896–1963) medico psichiatra esperto in ipnosi regressive ha detto:“Per diversi anni la teoria della reincarnazione è stata un incubo per me e ho fatto del mio meglio per confutarla … Tuttavia, nel corso degli anni, un soggetto dietro l’altro mi ha raccontato la stessa storia nonostante le diverse convinzioni possedute dallo stesso allo stato cosciente. Adesso si è indagato su oltre un migliaio di casi e devo ammettere che esiste qualcosa come la reincarnazione”.

La Dott.ssa Helen Wambach (autrice di “La vita prima della Vita”, Ed. Mediterranee) pur essendo scettica nel 1975 intraprese uno studio approfondito sulla regressione a vite precedenti su oltre 10.000 casi; il risultato è stato che in ogni periodo storico preso in considerazione i dati statistici che emergevano erano perfettamente congruenti con le nozioni storiografiche più accreditate, il ricordo del tipo di vestiario, di cibo ed utensili era ancora più accurato che nei libri di storia. Alla fine la Dott.ssa Wambach ha concluso: “Io non credo nella reincarnazione. Lo so (che esiste)!”

Il Dott. Brian Weiss, psichiatra che ha diretto per anni la Facoltà di Psichiatria del Mount Sinai Medical Center di Miami (Florida), si è convinto della reale esistenza dell’incarnazione dopo aver mandato in regressione due persone che non si conoscevano tra loro e che gli hanno raccontato la medesima storia… narrata da due punti di vista incarnativi speculari! Questa storia incredibile è raccontata in dettaglio in “Molte vite, un solo amore” (Oscar Mondador)i.

Reincarnazione

ALCUNI CASI SIGNIFICATIVI DI REINCARNAZIONE

Cynthia Henderson,
paziente dello psicologo ed ipnotista Peter Ramster, ricordò una sua vita precedente durante la Rivoluzione Francese in cui era una ragazza aristocratica di nome Amélie de Cheville. Durante la trance ipnotica era capace di parlare in francese (che lei non conosceva) utilizzando il dialetto dell’epoca ed era in grado di ricordarsi i nomi delle strade del posto che furono poi verificati come corretti, alcuni erano cambiati e fu possibile rintracciarli solo tramite delle vecchie mappe.

Gwen MacDonald
venne ripresa nel corso di un documentario girato nel 1983 da Ramster a Sydney. Pur essendo fortemente scettica, durante la regressione ipnotica a cui si sottopose si ricordò di una vita vissuta come Rose Duncan nella contea inglese del Somerset nel periodo 1765-1782. Gwen era australiana e non aveva mia viaggiato fuori dall’Australia, eppure, quando fu portata dalla troupe con gli occhi bendati nel Somerset, riuscì ad orientarsi perfettamente e fu in grado di localizzare e ricordarsi i nomi dei villaggi che aveva conosciuto all’epoca, alcuni dei quali non erano nemmeno più sulle carte moderne. Conosceva in dettaglio le leggende locali e molte particolarità dei luoghi, inoltre fu in grado di guidare la troupe televisiva fino alla sua casa (diventata nel frattempo un pollaio) e sul pavimento fu ritrovata una pietra che lei aveva disegnato a Sydney. Gli abitanti del luogo venivano ogni sera a farle domande sulla storia locale e lei era in grado di rispondere correttamente ad ogni quesito.

Shanti Devi
è un caso internazionalmente noto di ricordo spontaneo di vite passate. Nel 1930, all’età di quattro anni, una bambina di Delhi chiamata Shanti Devi iniziò ad affermare di aver vissuto col nome diLugdi, a Muttra (distante 128 km da Delhi). Affermava che nella sua vita precedente aveva dato alla luce un bimbo che era morto dieci giorni dopo il parto. Era in grado di parlare il dialetto di quella zona senza averlo mai imparato. Quando fu portata a Muttra riconobbe il marito della vita precedente, Kedar Nath, e parlò con lui di molte delle cose che avevano fatto insieme nella vita passata. Fu in grado di identificare molti luoghi ed oggetti, addirittura affermò di aver nascosto 150 rupie in un angolo nascosto di una stanza per tenerle al sicuro; il marito della vita precedente confermò che i soldi non si trovavano più in quel posto perché li aveva presi lui.
La storia impressionò le autorità indiane e fu istituito formalmente un comitato di personalità di rilievo che giunse alla conclusione che tutte le prove supportavano in maniera decisiva la reincarnazione e che non potevano essere state fornite con la frode.

I had lived before - Shanti Devi

La Signora Smith
era una normalissima casalinga inglese, perfettamente sana di mente ma sofferente da anni di incubi nei quali sognava di essere bruciata sul rogo. Il caso fu analizzato dallo psichiatra Dott. Arthur Guirdham che ricevette delle copie di disegni e di versi di canzoni che la Smith aveva scritto da bambina… esperti di francese medievale confermarono che i versi erano scritti in lingua doc, idioma parlato nella Francia meridionale nei secoli XII e XIII.
La Signora Smith conosceva dei dettagli sui Catari di Tolosa (perseguitati e bruciati vivi dall’Inquisizione) che vennero alla luce solo dopo indagini storiche molto impegnative: figure di vecchie monete francesi, esatti legami familiari dell’epoca, la cripta di una certa chiesa dove venivano rinchiusi i prigionieri religiosi, dettagli di riti e abiti religiosi. Lo storico Prof. Nellie, il più autorevole esperto di quel periodo, rimase talmente colpito da tali resoconti che affermò che si sarebbe allineato con la versione della Smith ogni qual volta, in futuro, vi fossero state delle discrepanze tra la visione storica ufficiale e i ricordi di quest’ultima.

Il Dott. Guirdham scoprì molte altre persone che condividevano gli stessi ricordi, e documentò il tutto nel libro The Cathars and Reincarnation (I Catari e la reincarnazione). Pur essendo stato completamente scettico in precedenza, tanto da essere soprannominato “San Tommaso”, mise in gioco la sua considerevole reputazione per istruire i suoi colleghi medici sulla “Reincarnazione e la Pratica della Medicina”.

I casi significati potrebbero essere moltissimi altri, la ricerca scientifica più importante sulla reincarnazione è stata condotta dal Dott. Ian Stevenson, Professore di Psichiatria presso la Scuola di medicina dell’Università della Virginia. Alla fine degli anni ’70 Stevenson intervistò, negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Tailandia, a Burma, in Turchia, in Libano, in Canada, in India e in altri paesi,oltre quattromila bambini che sostenevano di ricordare eventi accaduti in vite precedenti. La procedura prevedeva il controllo e l’esame di documenti, lettere, referti autoptici, certificati di nascita e di morte, referti ospedalieri, resoconti giornalistici e altro e ottenne delle conferme scientificamente significative sulla vericidità della maggior parte dei racconti. Il Dott. Stevenson mise in ballo la sua stessa reputazione di ricercatore quando presentò al mondo il suo lavoro attraverso riviste psichiatriche di prestigio, come il Journal of Nervous and Mental Disease nel settembre del 1977 e l’American Journal of Psychiatry nel dicembre del 1979; pur ricevendo le solite critiche degli scettici la comunità scientifica fu notevolmente impressionata dal lavoro di Stevenson.

Nota: molte delle notizie sopra riportate sono tratte da questa pagina web

 

IL PROCESSO DELLA REINCARNAZIONE

Vediamo adesso una sintesi ragionata sulla Reincarnazione (senza alcuna pretesa di teoria definitiva: se consideriamo ogni individuo come costituito da Corpo, Anima e Spirito, possiamo ritenere il corpo il veicolo biologico che ci trasporta nei mondi densi e materiali e che si disfa alla fine di ogni incarnazione, un po’ come se fosse un vestito logoro da gettare (specificatamente nelle morti per anzianità); lo Spirito (detto anche Sé Superiore, Monade Divina, o Atman) è la nostra Vera Essenza trascendente, che è di per sé perfetta e rappresenta il punto di partenza e il punto di arrivo dell’intero processo reincarnativo. L’Anima è la nostra essenza vitale interiore, è emanata dallo Spirito e racchiude la memoria esperienziale di tutte le incarnazioni passate … è questa la parte di noi che si incarna e si disincarna! Lo Spirito è di per sé è immutabile e perfetto, mentre l’Anima è perfettibile e si immerge nei mondi della condensazione.

Ingresso nell'incarnazione

Tra un’incarnazione e l’altra l’Anima vive nel livello che gli corrisponde sui “piani astrali” dove si riposa e dove continua il suo processo di evoluzione per prepararsi all’incarnazione successiva.

Il raggio divino emanato dallo Spirito può scendere sui piani inferiori a vari livelli (minerale, vegetale, animale, umano, angelico), quando l’incarnazione parte dai piani più densi (minerale, vegetale, animale) generalmente si crea un’anima collettiva in quanto più corpi fisici fanno capo ad un’unica Anima, detto “di Gruppo”. Tipico è il caso degli animali che sembrano ragionare come una sola entità(ad es. le formiche, gli uccelli in stormo) oppure delle distese di piante (ad es. i campi di margherite o le felci di un bosco); ciononostante è anche possibile che veicoli di questi livelli più densi possano ospitare un’Anima individuale se particolarmente evoluti per sostenerlo… esistono delle coscienze individuali in particolari cristalli “Maestri”, in alberi secolari e nei nostri animali domestici.

E’ da considerare anche che lo Spirito ha un’enorme potenziale di manifestazione sui piani della creazione e c’è chi ritiene che possa proiettarsi, nello stesso tempo e sullo stesso pianeta, in più corpi umani che però non sono destinati ad incontrarsi.

In cosa consiste l’evoluzione di un’Anima? In pratica consiste, incarnazione dopo incarnazione,nel ricordarsi la propria origine spirituale, completa e perfetta; questo viene fatto attraverso esperienze successive regolate dalla Legge del Karma (Legge di Azione e Reazione) dove l’Anima ricorda progressivamente la totalità di se stessa e la sua originaria unità col Tutto. Perché loSpirito (perfetto) si manifesta sotto forma di Anima (imperfetta)? Beh… in effetti non è possibile spiegare razionalmente qualcosa che va molto oltre la ragione stessa, possiamo però considerare la Creazione e il processo reincarnativo come un grande Gioco Divino – “Lila” in sanscrito – in cui Dio semplicemente sperimenta una delle infinite possibilità del Tutto, nello specifico l’apparente separazione dall’Unità e la conseguente esperienza della frammentazione.

REINCARNAZIONE E CRISTIANESIMO

Reincarnazione e Cristianesimo

Il Cristianesimo non è affatto estraneo al tema della reincarnazione, che è stato artificialmente cancellato dal corpo dottrinale solo con il Concilio di Costantinopoli II, indetto dall’imperatore Giustiniano nel 553 d.C. Ecco alcuni spunti interessanti:

  • Innanzitutto anche nella religione ebraica, che è la radice del Cristianesimo, è presente il concetto della reincarnazione, nello specifico nella sua componente mistica ed esoterica dellaQabbalah, dove è definita “Ghilgul” (lett. “ciclo”, “ruota”).

  • La reincarnazione era conosciuta ed avvalorata tra gli Esseninella cui comunità si è incarnato Gesù e da cui ha tratto i primi insegnamenti.

  • Sant’Agostino (354-430 d.C.), si chiede nelle “Confessioni”: “La mia infanzia ha forse seguito un’altra mia età, morta prima di essa? Forse quella che ho vissuto nel ventre di mia madre? … E ancora, prima di quella vita, o Dio della mia gioia, io esistevo già in qualche altro luogo o altro corpo?”

  • Un altro Padre della Chiesa San Girolamo (347-420 d.C.), vissuto per anni in Oriente, sosteneva tale dottrina ed affermava: “Non conviene si parli troppo delle rinascite, perché le masse non sono in grado di comprendere.”
  • San Giustino, martirizzato verso il 165 d.C., aveva la sua concezione della metempsicosi:”L’anima abita più di una volta in corpi umani, ma se si sono rese indegne di vedere Dio in seguito alle loro azioni durante incarnazioni terrestri, riprendono corpo in animali inferiori.”

  • Origene (III sec. d.C), uno dei massimi Padri della Chiesa, sosteneva la tesi reincarnazionista: “Le anime che richiedono i corpi si vestono di essi e, quando queste anime cadute si sono elevate a cose migliori, i loro corpi si annientano ancora una volta. Così le anime svaniscono e riappaiono continuamente.”

  • In una preghiera di Sinesio, (370-480 d.C.), vescovo di Tolemaide, recita: “Padre concedi che la mia anima possa fondersi nella luce e che non sia respinta nell’illusione materiale”.Anche in altri suoi scritti si legge la preoccupazione riguardo la rinascita incarnativa e la preghiera di essere purificato per evitare questa discesa dell’Anima nei mondi materiali.
  • Josephus (Flavio Giuseppe), storico ebreo del primo secolo d.C, annota nel suo Guerra giudaica (3, 8, 5) e nel suo Antichità giudaiche (18, 1, 3) che la reincarnazione veniva diffusamente insegnata ai suoi giorni (lo stesso afferma Philo Judaeus, suo contemporaneo di Alessandria).

  • Vi sono vari passaggi del Nuovo Testamento che possono essere compresi solo considerando che la reincarnazione fosse un credo comune ed accettato: Matteo (16:13-14) scrive che quando Gesù chiese ai suoi discepoli: “Chi dicono che io sia?” essi risposero:“Alcuni dicono che sei Giovanni Battista [giustiziato pochi anni prima], altri Elia ed altri Geremia o uno dei Profeti”. Ancora in Matteo (15:10-15) durante l’episodio della trasfigurazione sul monte Tabor: ” ‘Ma io vi dico che Elia è già venuto e non lo hanno riconosciuto’, allora i discepoli compresero che aveva parlato di Giovanni il Battista”. Sempre in Matteo (17:13) troviamo che Gesù disse ai suoi discepoli che Giovanni Battista era stato Elia. Infine estremamente significativa in Giovanni (9:2-4) la domanda fatta dai discepoli a Gesù se un uomo nato cieco avesse peccato lui o i suoi genitori. Come avrebbe mai potuto peccare prima della nascita se non in un’altra vita?

 

 

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